Vini dei Colli Piacentini

La viticoltura piacentina affonda nella storia le sue radici di tradizione e vocazionalità.
Alcuni reperti archeologici testimoniano la presenza della Vitis Vinifera in epoche remote tra il X e VII sec. a.C.
A tutt’oggi sono coltivati venticinque vitigni. Tra questi solo quattro sono i principi della viticoltura piacentina:
Barbera e Croatina a bacca rossa, Malvasia di Candia Aromatica e Ortrugo a bacca bianca.

Barbera

Che dire del Barbera, “il vitigno” da vino del Nord-Ovest d’Italia, il discendente della Vitis Montisferratensis. È sicuramente giunto nel Piacentino dalla sua terra di elezione, il Piemonte centrale, e nel suo percorso di avvicinamento si è fermato e diffuso nelle terre dell’Oltrepò Pavese, storicamente conosciuto come “Vecchio Piemonte”. Il Barbera è un vitigno generoso che fornisce un prodotto di elevata qualità se coltivato negli ambienti a lui più vocati: altitudini contenute, buone esposizioni, suoli a moderata fertilità. Il Barbera viene utilizzato in uvaggio con uva Croatina (localmente chiamata Bonarda) per la produzione del vino Gutturnio. Il nome Gutturnio deriva da “Gutturnium”, una coppa d’argento in uso ai romani che fu ritrovata tra le sabbie del Po in località Croce Santo Spirito (nel comune di Castelvetro Piacentino) nel 1878. Il Gutturnium veniva utilizzato al termine della cena. Riempito di vino, veniva passato di mano in mano tra i commensali per bervi a turno come simbolo di fraternità e amicizia.

Croatina

La Croatina, localmente chiamata Bonarda, è un vitigno dall’origine tuttora sconosciuta ma che si può considerare di antichissimo insediamento nell’Oltrepò Pavese orientale e nel Piacentino.
È una pianta vigorosa ma bizzosa dal punto di vista produttivo poiché produce ad anni alterni ed ha scarsa fertilità delle gemme. Con i suoi grandi grappoli che, se ben maturi, sono sempre ricchi di zuccheri e di antociani, si produce un vino di corpo moderato ma con un bel colore rosso violaceo e grande ricchezza di aromi fruttati. Per queste sue caratteristiche la Croatina ben si presta a essere utilizzata in uvaggio con altri vitigni, sia in percentuali importanti unitamente, ad esempio,
al Barbera (come è il caso del Gutturnio), sia in percentuali minori per svolgere la sua funzione di vitigno miglioratore. È la varietà “madre” dei vini rossi frizzanti, tipicità uniche di questi territori.

Malvasia di Candia Aromatica

Le colline piacentine sono il territorio di elezione della Malvasia di Candia aromatica, una delle 19 Malvasie che vengono coltivate in tutta Italia, vitigni diversissimi tra loro di cui si sa solo che giunsero da un unico porto greco chiamato Monemvasia. Ciò avvenne attorno al 1500 da parte dei Veneziani che, prima commerciarono nei loro domini i “sublimi vini malvagia” e in seguito diffusero le viti che li producevano in tutti i Paesi del Mediterraneo. Quella di Candia aromatica è il membro della famiglia delle Malvasie con la più alta concentrazione di alcoli terpenici (gli aromi fiorali) nelle bacche di uva e può fornire quindi un vino molto caratterizzato. Nella tradizione piacentina con la Malvasia si elaborano vini frizzanti, fermi e passiti. Il corredo aromatico particolarmente ricco e complesso di questa varietà, il clima continentale che permette un ottimo appassimento delle uve e l’artigianalità dei vignaioli piacentini conferiscono a questo vino grande qualità e personalità, che ha nel Vin Santo la sua espressione più intensa.

Ortrugo

L’origine del termine “Ortrugo” pare sia da riscontrarsi nell’espressione in dialetto piacentino ‘artruga’ o ‘altruga’, che tradotta in italiano significa ‘L’altra uva’. E’ un vitigno che, sino agli anni ’60, era confuso nei vigneti poli-varietali a uva bianca del piacentino, costituiti da Malvasia, Moscati, Marsanne, Sauvignon, Trebbiano romagnolo con cui si producevano il Monterosso Val d’Arda e il Trebbianino Val Trebbia, i due vini bianchi più storici di queste terre. In seguito alcuni oculati viticoltori, convinti che questa varietà vinificata in purezza potesse fornire un buon vino, iniziarono a costituire vigneti mono-varietali. L’Ortrugo è un vitigno vigoroso e produttivo, con grappoli grandi e alquanto serrati che, a maturazione, forniscono un mosto neutro, con discreti contenuti zuccherini, mediocre acidità e aromi agrumati e di pera. Con esso si elaborano vini secchi, frizzanti o spumanti, piacevoli e beverini.

Le tre DOC dei Colli Piacentini